Per piu’ di mille anni, gli islandesi hanno commemorato una specifica fattoria distrutta dalla prima eruzione che sia stata registrata del vulcano Katla, lasciando una pietra “di buona fortuna” quando per la prima volta passavano sul posto. Il vasto campo di “cairns” (ometti di pietra) che ne e’ risultato chiamato Laufskálavarþa e’ un ricordo stupefacente della potenza della terra, del trascorrere degli anni e della tramandazione dell’eredita’ culturale.
I visitatori dei giorni d’oggi continuano la tradizione, alcuni con ambiziosi intenti artistici. Ma ammucchiate o in equilibrio, cadute o fresche, i cumuli continuano a crescere. E senza dubbio cresceranno, fino a quando il vulcano parlera’ di nuovo. Nel frattempo, l’Amministrazione delle strade pubbliche regolarmente fornisce materiale fresco per i viaggiatori del 21esimo secolo per segnare la loro visita (fonte: Rock on!).
Devo dire che anche in Nepal ne ho visti molti, li’ li chiamano “chorten” e io ne ho fatto uno (potete vederlo sul mio flickr/ManAp) proprio ai piedi dell’Annapurna sud (8091 m.). Immagino se ne trovino molti nei luoghi di religione buddista…forse in qualche modo sono legati agli Stupa. Indago un po’ e in effetti scopro che la parola “Stupa” in sanscrito significa “cumulo” (l’inglese pile) e che la parola tibetana per indicarlo e’ “chorten” (fonte Khandro.net).
